IL PRESEPE VIVENTE DI MARANOLA 9
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Un apicultore che raccoglie il miele dal “telaino con foglio cereo”.

Io canterò, seguitando, il miele che è dono del cielo,
dono dell’aria; e tu guarda, o Mecenate, pur questo.
Meraviglioso a vedersi spettacolo in cose leggere,
duci magnanimi ed usi di tutta una gente via via
ti canterò, e gli amori e i popoli ed anche le guerre.
Tenue argomento; ma certo gloria non tenue, se i numi
siano benigni ad alcuno e Apollo, invocato, lo ascolti.

Prima bisogna si scelga il posto per l’api, e la casa,
che non v’arrivino i venti (non lasciano i venti che a casa
portino l’api il lor pasto), né pecore e agnelli bizzosi
pestino i fiori saltando od una giovenca vagando
pel campo sperda rugiade e atterri l’erbe nascenti.
Lungi dai pingui alveari pur le lucertole, a chiazze
sul dorso squamoso; lungi mèropi e tutti gli uccelli,
e Procne, il petto segnato dal sangue delle sue mani:
tutto in lungo ed in largo devastano, e in bocca, nel volo
portano quelle ai nidi crudeli come esca soave.
Ma limpide fonti e stagni verdi pel musco
siano vicini, ed un rivo che tenue fugge per l’erba,
e una palma od un grande oleastro che adombri l’accesso,
onde, allora che i nuovi re condurranno gli sciami
alla lor primavera, e i giovani fuori dai favi
esulteranno, la riva li inviti a fuggire dal caldo,
e l’albero amico li accolga ne’ suoi rifugi frondosi.
Getta in mezzo dell’acqua, o stagni pigra o via corra,
salici a star di traverso e pure grossi macigni,
onde su ponti frequenti possan posare ed aprire
l’ali al sole d’estate, se mai le cosparse
Euro di stille o le immerse a volo, precipite, in mare.
Qui fioriscano intorno verdi cassie e serpillo
che profuma lontano e santoreggia dacuto
olezzo; e bevano a un fonte, che spande l’acque, viole.

Publio Virgilio Marone
(Da Le Bucoliche e Le Georgiche di P. Virgilio Marone
- Ed. Rizzoli, Milano, 1954 - Trad.C. Saggio
)