IL PRESEPE VIVENTE DI MARANOLA 56
torna indietro

Il Presepe Vivente - i pastorelli.

C’era il pastorello della mia età che se ne era andato per i pascoli portandosi dietro il secchio e il pane, un mezzochilo. Lo accompagnai un giorno: a una cert’ora sciacquava il secchio con grazia di una donna di casa, svolgeva il tovagliolo e il pane scorreva nel secchio. Parlava con me, riguardava le pecore. Spaccava il pane gonfio e me ne offriva dei pezzi, era il pranzo! e la cena! La crosta ingrossava, si poteva staccarla dalla mollica, i cui fori erano grandi - che dico! - come balconi.
[…] La sua faccia era bella, le sue mani, i suoi occhi. Lui, i carpini, le pietre lisce dei tratturi, le mammelle delle pecore, e l’odore che ne andava: non è la fanciullezza che mi rimanda perfetti e armoniosi quelle cose e quegli odori. È un pastore oggi quel mio amico, ha fatto la guerra, adulto, cadente e sgangherato, ma egli è sempre senza macchia; se lo guarda la donna più bella del mondo non si copre la bocca vuota dei denti con le mani, ma l’apre e ride, più bello di tutti lui, cresciuto nel sole e nella pioggia.

Rocco Scotellaro
(Da L’uva puttanella – Contadini del Sud
di R. Scotellaro - Ed. Laterza, Bari, 1986)